Blog del III Corso di “Comunicazione Politica e Opinione Pubblica”

Voci categorizzate come ‘comunicazione’

Antonio Di Bella racconta il suo TG3

Giugno 30, 2008 · Lascia un Commento

Come cambiano i tiggì in tempi di campagna elettorale permanente?  Per spiegare il mutamento, Antonio Di Bella, direttore del telegiornale della terza rete, parte da una data: 1975. E’, infatti, l’anno che fa da spartiacque segnando il “passaggio di proprietà” della RAI dal Governo al Parlamento. Il TG1 ha una connotazione filogovernativa, il TG2 è a vocazione socialista mentre il TG3 è decisamente pro P.C.I.. Di Bella spiega come negli anni ‘60 il giornalista televisivo riportava pedissequamente il contenuto degli atti del Governo mentre le dichiarazioni dei politici erano inesistenti.  Poi via, via una curva crescente di presenza dei politici che rendono, oggi, il direttore di un telegiornale bersaglio di Commissione di Vigilanza della Rai e dei partiti.  Il povero direttore è, in ogni edizione, alle prese con il “bilanciamento delle voci”. E uno dei principali problemi, secondo di Bella, è che oggi le voci del “Palazzo” usano sempre di più i tg per parlarsi tra loro piuttosto che pensare alla “cosa pubblica”. Negli ultimi anni si sta assistendo a uno spostamento dell’informazione politica dai telegiornali all’infotainment, si ritiene che il messaggio più leggero, più meta-politico possa essere di maggiore effetto. (Vincenzo Bianco)

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Un’Italia “spaesata” nella narrazione di Antonio Calabrò

Giugno 16, 2008 · Lascia un Commento

L’Italia è un Paese frantumato. Sfaldati i principali punti di riferimento, rotto il “patto generazionale”, il futuro dei giovani è sempre più incerto. Con la sua piacevole e, a tratti, teatrale favella, Antonio Calabrò, sagace giornalista e attuale Direttore Affari Istituzionali del Gruppo  Pirelli, presenta un affresco della società contemporanea puntando l’indice sulla sua condizione di “spaesamento”.  L’ex direttore di Apcom, fa ricorso alla memoria e alla storiografia citando Leonardo Sinisgalli per spiegare l’interrelazione tra i grandi processi tecnici con quelli umani.  La cultura industriale che si incrociava con la cultura del pensiero. Grandi poeti come Montale e Gadda ma anche grandi aziende come Pirelli, Olivetti e Finmeccanica. Le immagini degli operai e della loro identità che si formava attorno alla linea di montaggio. Il terzo millennio è contrassegnato, oramai, da un problema di definizione identitaria nei confronti di noi stessi. Il personaggio di Esterina tratteggiato da Eugenio Montale, è di grande impatto. Scollamento progressivo tra istituzioni e cittadini. I riferimenti storici sono venuti a mancare. La Chiesa, come struttura articolata nella società, i grandi partiti politici, i sindacati e le forti aggregazioni produttive. Le figure sociali non sono più nette.  E’ questo, secondo Calabrò, uno dei motivi per i quali, spesso, i sondaggi non riescono più a dare informazioni verosimili. L’intervistato risponde in modo ambiguo. Dà informazioni generiche, a volte mente. La speranza per un futuro all’insegna dell’integrazione e della stabilità può arrivare dalle nuove tecnologie. Il web e i suoi derivati (blog, reti sociali) possono costruire una trama di relazioni e opinioni che, nella solitudine del cittadino post-moderno, sono venute a mancare. (Vincenzo Bianco)

 

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La “democrazia deliberativa” vista da Francesco Ramella

Giugno 16, 2008 · 1 Commento

“Bisogna interessarsi della cosa pubblica, ma prima di entrare in azione è necessario discutere”. Francesco Ramella, professore di Sociologia economica all’Università di Urbino, cita Pericle per introdurre il concetto di “Democrazia deliberativa”. Il sociologo toscano, editorialista del quotidiano LA STAMPA, partendo dal “civismo antico” traccia un quadro esaustivo di questa particolare, e sempre più auspicata, forma di governo prima attraverso un impianto teoretico per poi presentare i risultati di una survey sui “Patti sociali per lo sviluppo”.  Ma cosa significa democrazia deliberativa? Si tratta di processo di coinvolgimento di ogni singolo cittadino per la risoluzione di problematiche di carattere politico e amministrativo. E’ necessario creare assemblee nelle quali i cittadini vengono informati da esperti circa il problema in gioco. La decisione dunque può essere presa solo quando tutti i partecipanti alle arene trovano un accordo. Ramella, nel corso della discussione cita Alexis de Tocqueville e il suo ” l’intéret bien entendu “, l’interesse ben inteso, richiamato anche da Carlo Trigilia in un recente articolo pubblicato su IL SOLE 24 ORE. Ed è proprio l’individualismo, nella sua forma più esasperata, a rappresentare uno dei principali rischi per la democrazia. A partire dagli anni ‘70 si assiste a una crescita della sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. Le cause vanno rintracciate nella disaffezione nei riguardi della elite politica e nella crescente complessità sociale e nel processo di globalizzazione. Ed ecco che si rende sempre più necessario recuperare il momento di deliberazione nelle fasi decisionali da parte dei cittadini dove a prevalere è la logica degli argomenti migliori nell’interesse collettivo proprio attraverso la discussione. (Vincenzo Bianco)

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Comunicare è governare: Bruno Luverà (TG1) spiega in che modo

Giugno 6, 2008 · Lascia un Commento

“Comunicare è governare”. Un’espressione secca per descrivere il nuovo orizzonte della comunicazione politica. Bruno Luverà, notista politico del Tg1, passa in rassegna le principali tappe dell’evoluzione del linguaggio politico a partire dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Il cuore della tesi è, appunto, il ribaltamento del rapporto tra i concetti di governo e quello di comunicazione. Si è passati, nel corso degli ultimi 14 anni, dall’assioma “Governare e comunicare” a quello tipico dei nostri giorni dove è la funzione stessa della comunicazione ad “assumere” il senso della governance. La comunicazione non è più il megafono della politica ma diventa sempre più “egemone” su di essa.

Di conseguenza a cambiare è anche il ruolo del giornalista e gli equilibri tra gli attori in gioco. Il cronista diventa anch’egli “soggetto politico” demolendo quel confine storico che segnava la funzione più tradizionale del collateralismo. Ma nonostante le marcate differenze tra le modalità di comunicazione dei diversi partiti o coalizioni emerge una tendenza comune che tende a favorire l’inclusività del giornalista nella comunicazione politica. (v.b.) 

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