L’Italia è un Paese frantumato. Sfaldati i principali punti di riferimento, rotto il “patto generazionale”, il futuro dei giovani è sempre più incerto. Con la sua piacevole e, a tratti, teatrale favella, Antonio Calabrò, sagace giornalista e attuale Direttore Affari Istituzionali del Gruppo Pirelli, presenta un affresco della società contemporanea puntando l’indice sulla sua condizione di “spaesamento”. L’ex direttore di Apcom, fa ricorso alla memoria e alla storiografia citando Leonardo Sinisgalli per spiegare l’interrelazione tra i grandi processi tecnici con quelli umani. La cultura industriale che si incrociava con la cultura del pensiero. Grandi poeti come Montale e Gadda ma anche grandi aziende come Pirelli, Olivetti e Finmeccanica. Le immagini degli operai e della loro identità che si formava attorno alla linea di montaggio. Il terzo millennio è contrassegnato, oramai, da un problema di definizione identitaria nei confronti di noi stessi. Il personaggio di Esterina tratteggiato da Eugenio Montale, è di grande impatto. Scollamento progressivo tra istituzioni e cittadini. I riferimenti storici sono venuti a mancare. La Chiesa, come struttura articolata nella società, i grandi partiti politici, i sindacati e le forti aggregazioni produttive. Le figure sociali non sono più nette. E’ questo, secondo Calabrò, uno dei motivi per i quali, spesso, i sondaggi non riescono più a dare informazioni verosimili. L’intervistato risponde in modo ambiguo. Dà informazioni generiche, a volte mente. La speranza per un futuro all’insegna dell’integrazione e della stabilità può arrivare dalle nuove tecnologie. Il web e i suoi derivati (blog, reti sociali) possono costruire una trama di relazioni e opinioni che, nella solitudine del cittadino post-moderno, sono venute a mancare. (Vincenzo Bianco)

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